La gelosia

La gelosia
non tiene conto
delle attenuanti.
Come folle visionaria
racconta dei suoi fallimenti,
immagine distorta
dall’aspetto sgradevole
viene condannata
dalla sua stessa natura.
Nell’inquietudine si addolora,
irrisa,
persa nella sua stessa
alienazione.
In un alterato
turbinio profondo
sfugge alla sua attenzione
ogni logica e virtù.

© Adriana Mirando (immagine presa dal web)

Saggezza, forza e bellezza

Fili invisibili
mi legavano a te,
strappati i legami
praticai il silenzio e il digiuno.
Ero un’anima appesa
inchiodata al muro del pianto,
come una tela bianca
senza un soggetto dipinto,
in una stanza vuota
che aspettava di essere arredata,
in una casa
dove più a nessuno
era permesso di entrare.
La fantasia appartiene all’uomo libero,
dicevo,
ma la mia anima era come morta e
sciacalli tutt’intorno
si nutrivano delle mie lacrime.
Chi c’è ora oltre il confine?
Dominare chi non crede in niente,
ma la realtà immaginata rende più felici.
Saggezza, forza e bellezza
questo sei stato.
Di te, mi è rimasto l'odore soave della pelle.

© Adriana Mirando (immagine presa dal web)

Ricordi d’infanzia

Echeggiano
nell’anima mia
voci garrule di compagni di giuochi
ai quattro angoli di un cortile.
Vividi ricordi si confondono
si gremiscono d’ombre
perdendosi in filastrocche,
giochi di palla, salto alla corda,
testa o croce e penitenza.
Al di là dei confini
campi estivi di papaveri rossi
e un sentiero nascosto
fiancheggiavano un rivolo
che ci portava come percorso tracciato
a un vecchio mulino.
Dal cigolar delle pale
pensavamo fosse infestato da spettri.
Dove sono le rondini?
Dove hanno portato il loro nido?
Dove le lucciole che illuminavano
le calde serate di luglio
e il fresco ventilar di pioppi cipressini
che parevano toccare i bordi del cielo?
Ripassando dalle parti del cuore
rivivo l’eccellenza di quel tempo genuino.

Video poesia

© Adriana Mirando

Una ninfa dal nome Mary

Guardando il tuo silenzio
pensavo ci fosse qualcosa di cui parlare,
la tendenza ad aprirmi
come a uno sconosciuto
era la mia parte infantile,
ma in un sogno abbracciavi una Ninfa,
unico segreto, così la vanità divenne un giullare
che giocava a rubarmi la carta di cuori.
Cinsi sui miei fianchi uno strumento di forza,
decisi di uscire
come un’ombra dalla tua vita,
urtando le tue ali di cherubino
segnai un confine.
Lasciai cadere ogni mia illusione.
Indagai le occasioni mancate,
parole inutili
dissolte nell’infinito,
spazi immensi,
il precipizio che strazia.
Riaffiora la notte
reminiscenza,
luce argentata, sensuale,
maliarda e seduttrice,
consapevole delle sue promesse vane,
ostinandosi fino alla fine
mi proponeva
dell’accettazione,
l’incertezza.

© Adriana Mirando (immagine presa dal web)

Senza rimpianti

Chi ama
esagera le proporzioni, i colori,
la prospettiva è fedele,
la sua passione autentica ma,
chi non riconosce un tesoro,
lo calpesta.
L’io astratto
non risolve la sostanza,
nel vanesio si cerca
senza ritrovarsi:
un miraggio altro non è
che una strategia di illusioni,
celato nell’inconscio sarà
il tramonto del nulla.
Dal mio cuore sincero
attingevi acqua pura,
senza ragione mi inghiottivi,
tra rimproveri e silenzi:
era la tua malcelata indifferenza.
Ai confini della realtà
esiste un futuro sconfinato,
senza rimpianti
camminerò in quella direzione,
perfettamente compatibile con il mio essere.

© Adriana Mirando (immagine presa dal web)