A mia madre

Nell’intreccio
dell’ultimo orizzonte
mi accorsi di pensare a te
come gelsomino notturno.
Mentre t’attardavi nei sogni mesti
per amore dei tuoi figli,
materno altare,
sacrificio di un mondo antico
cieco istinto di luce smorzata:
parevi surreale allora
nella mia insensata giovinezza.
Ora ai miei occhi, cara madre,
sei doppiamente bella
come un gelsomino notturno profumato,
pensando al tuo duro lavoro
e a quanto mia hai amato:
nel rimpianto ti rivivo.
Sul sentiero di uno spazio immaginario
ascolto l’eco di una voce melliflua:
sei tu che mi parli al cuore.

© Adriana Mirando

Un angelo con Venere in Ariete (2)

Lo incontrai in autunno
ma il suo sorriso splendeva
come il sole
al solstizio d'estate.
In uno scrigno di ricordi
narrai dipingendo 
trame intessute,
segretamente tinte di passione.
Memorie scorrono
in racconti brevi, epigrafe autentica 
di richiami romantici,
mentre contemplavo l'immagine 
di un Angelo luminoso:
Venere in Ariete, 
linfa che nutre la speranza 
in un clima di musica.
Euterpe,
infranto il silenzio, 
una soave melodia
"AMARE DI NUOVO"... mi accarezzava,
con un fiore 
in un sogno
al tempo dell'equinozio di primavera.
Non aveva smesso di amarmi.

© Adriana Mirando