Furorem

Penetravi delicato
nella mia anima perduta
per svelarne l'arcano,
calpestando poi i miei segreti
e incenerendo la mia passione.
Ti baciavo per l'ultima volta
al tramonto di un sabato,
lo ricordo bene
per l'odore del freddo pungente
e il cielo nero
spogliato dei suoi gioielli.
Uscivo con la mia voce
per venirti a cercare,
tornavi
chiudendo a chiave la tua porta,
insieme
non potevamo varcarla.
Non eravamo pronti,
al momento non ci era permesso.
Accecata dai riflessi diretti del sole
portai lontano la mia anima nuda,
oscillando
tra una morte e una rinascita.
Combattendo contro i tuoi demoni,
la mia rabbia si fece sentire:
odio profanare l'amore ma,
sei stato tu per prima
a gridarmi "addio".

© Adriana Mirando (immagine presa dal web)

Doppia personalità

Appartenevi alla luce del giorno,
ma amavi la solitudine
sensuale della notte.
La perfezione
era nel tuo cerchio espressivo,
tra magia e realtà
la tua vanità
divenne un giullare,
in conflitto
con la tua stessa natura.
Come strumento di guerra,
imperscrutabile,
con forze
che ne avrebbero segnato
il destino, 
eri condannata a custodire
il significato oscuro
del tuo nome.

© Adriana Mirando (immagine presa dal web)

Sogni mancati

Curva di rondine
mi lusingasti una volta,
bello il tuo corpo
alla luce e al sole.
In quelle tante bugie
trovasti un pretesto
per poi farmi restare in attesa,
nello stesso luogo,
consumandomi un po' alla volta.
Non saprò mai 
un filo di verità
di tanta poca grazia.
Povero figlio,
hai finito di essere
il mio miraggio,
mi riprenderò
tutti i miei sogni mancati.

© Adriana Mirando (immagine presa dal web, grazie a Loui Jover)