Una casa inquietante (versione corta)

Abitavo in affitto in un piccolo appartamento nel centro di Torino. Il bisogno di un ambiente più spazioso stava diventando una necessità. Trovai un palazzo storico, stile liberty, dei primi del ‘900, al primo piano, c’erano ancora gli inquilini che vi abitavano. Mi accordai per un appuntamento. Emozionata, suonai il campanello. La porta si aprì lentamente, nella penombra intravedevo un uomo basso di statura.
«Buonasera… mi scusi, mi manda l’agenzia per vedere l’alloggio», dissi timidamente. Senza rispondermi l’uomo aprì un po’ di più la porta. Davanti a me apparve un individuo grottesco. Mi balzò subito agli occhi il naso grosso e spugnoso e la sua testa sproporzionata dal resto del corpo. Aveva dei capelli stopposi tutt’intorno alla calotta calva e lucida. Non aveva collo, incassato com’era, pareva fosse gobbo. Il suo sguardo sembrava avesse qualcosa di luciferino: le sopracciglia aggrottate rivelavano un animo introverso e scontroso, la sua espressione era alquanto minacciosa e diabolica. Qualcosa di ostile pervase l’atmosfera e nell’istante in cui lo fissai negli occhi mi percorse un brivido sulla schiena. Ricordo di aver pensato di avere di fronte uno gnomo maligno e pericoloso, figura inquietante e sinistra per l’ora, in quel palazzo che in quel momento sembrava deserto. Rimasi imbarazzata, sconcertata dal suo silenzio. La situazione pareva senza via d’uscita. Finalmente la porta si spalancò e con essa la luce, ospitandomi con un sorriso apparve la moglie. Ella ruppe quell’incantesimo salvandomi dall’inquietudine di quel momento. L’uomo curioso e sinistro tornò alla sua cena, sempre silenzioso, con lo sguardo cattivo rivolto verso di me. La signora, mettendomi a mio agio, mi chiese se avessi già cenato e preso un caffè. Era una coppia davvero singolare! Al contrario di lui, lei era solare e bendisposta. Chiesi di vedere comunque in tutta fretta le stanze e una volta fuori concordai con l’agenzia affinché fosse mia. Dimenticai per un po’ quell’incontro pensando che si trattasse solo di una bislacca esperienza fine a se stessa. In seguito mi dovetti ricredere. Fabrizio, un ragazzo che conoscevo dai tempi della scuola, mi venne in aiuto per il trasloco. Per circostanze diverse non avevamo mai approfondito, ma da quel momento avevamo continuato a vederci. Rientravamo dopo una serata passata in birreria. Sostammo per un attimo al pian terreno dove vi erano due alloggi, uno di fronte all’altro. Rispetto alle altre sere era piuttosto buio. Uno strano rumore in quell’istante ci fece sobbalzare: proveniva dall’appartamento destro.
«Qualcuno ci sta spiando!» disse Fabrizio.
Una strana percezione negativa pervase i miei sensi.
«Mi fai paura Angelica, sembri aver visto uno spettro! Cosa succede?»
«Sento qualcosa d’inquietante provenire da dietro quella porta!» replicai come se avessi avuto il dono della chiaroveggenza. Mi ripresi, pensando che l’atmosfera tetra dell’androne mi avesse condizionato. Lo guardai sorridendo per non spaventarlo e prendendolo per mano lo invitai a salire. La notte rimase a dormire con me ma, al mattino presto, se ne era già andato. Anch’io mi apprestavo a uscire per recarmi al lavoro. Un vocio agitato di più persone proveniva dall’androne, come un’eco. Scesi lentamente. C’era molta gente, tutta accalcata davanti alla rampa della scala.
«Signora Angelica sapesse cosa è successo questa notte! Una ragazza si è impiccata. Siamo tutti sconvolti». Era la proprietaria, padrona di tutto il condominio, che mi stava parlando. «L’hanno trovata appesa nel corridoio, davanti alla porta» continuò.
Rimasi impietrita. Non potevo crederci, era tutto vero. La sensazione che avevo provato la notte precedente in compagnia di Fabrizio era stata una premonizione. Il mio animo era agitato. Guardai i sigilli alla porta: avevano portato già via il cadavere. Ora era tutto in mano alle competenze giudiziarie.
«Spaventoso! Davvero terribile!» risposi scioccata. Salutai tutti senza riuscire a cambiare la mia espressione turbata.
Il pensiero di quel fatto mi accompagnò per molto tempo eppure altri avvenimenti oscuri e contorti stavano per accadere. Quando Fabrizio non si fermava a dormire con me, avevo paura. La notte mi addormentavo davanti al televisore acceso per non sentire altri rumori. Una sera litigammo aspramente, tant’è che se ne andò sbattendo la porta. Adirata, gli tirai un disco dietro: era il regalo che mi aveva fatto quella sera stessa. Scoppiai a piangere e lo raccolsi sperando di non averlo rotto ed entrai nello studio. Sentii alle mie spalle un movimento, uno spostamento d’aria e un respiro profondo che mi fece letteralmente gelare il sangue. Mi tremarono le ginocchia senza riuscire a muovermi per scappare. In quel momento si spensero tutte le luci. A quel punto mi precipitai fuori e poi giù per le scale. Mi trovai in strada. Terrorizzata, guardai il mio balcone: era tutto buio. A chi chiedere aiuto? L’unica speranza era che qualcuno aprisse il portone. Finalmente Gilberto, l’inquilino del piano di sopra, scese e aprì.
«Angelica, hai lasciato aperta la porta di casa».
«Sono uscita di corsa per telefonare. Potresti accompagnarmi? Ho paura che nel frattempo qualcuno sia entrato!»
«Ma certo!»
Trovai tutto buio ma era solo saltato il salvavita. Tirai un sospiro di sollievo. Nulla faceva presagire che fosse successo qualcosa.
«Bene! Vedo che sei sollevata! Ora devo andare», disse baciandomi teneramente la guancia. Lo abbracciai come segno della mia gratitudine. Se ne andò salutandomi con un sorriso. Mi domandavo che impressione potevo avergli fatto. Non ero nemmeno in ordine come al mio solito, eppure mi aveva guardato con interesse. All’improvviso mi ritornò in mente la brutta esperienza paranormale. Cominciai a ispezionare tutte le stanze, gli angoli, soffermandomi ad ascoltare ogni rumore. Quella notte la passai praticamente insonne. Mi mancava Fabrizio, da quella sera non si era fatto più sentire; cominciavo a preoccuparmi. Non potevo credere che fosse finito tutto tra noi. Al telefono non rispondeva, a casa sua non c’era, era letteralmente scomparso. Una sera Gilberto venne a trovarmi, il motivo della sua visita si rivelò completamente diverso dalle mie aspettative. Senza salutare mi porse un giornale.
«Ma questo non era il tuo ragazzo?» chiese.
Era lui, Fabrizio. C’era la sua foto. Era morto in un incidente stradale proprio la sera del nostro litigio. Non potevo crederci, rimasi sconvolta.
«Angelica pensavo lo sapessi! Non ero sicuro si trattasse di lui. Mi dispiace!»
Scoppiai a piangere. Gilberto dispiaciuto mi strinse tra le sue braccia lasciandomi solo dopo essermi calmata. Fabrizio non lo avrei mai più rivisto, nemmeno gli avrei più potuto dire quanto lo amassi. Dopo quella circostanza Gilberto sparì per molto tempo. Conobbi nel frattempo Rosanna, tra noi fu subito simpatia. Cercava una ragazza per condividere le spese, giusto l’occasione che desideravo, così decidemmo di vivere insieme. Quando si assentò per un weekend passai tutta la notte senza riuscire a riposare bene. Tra le tapparelle cominciò a diffondersi la luce del mattino, girandomi su un fianco riprovai a riposare. Credevo di essere nel dormiveglia, il mio stato di coscienza mi permetteva di vedere la stanza, tuttavia ero incapace di muovermi, di parlare, non potevo reagire nonostante i miei sforzi per farlo. Qualcuno era nel letto con me. Mi strinse in un abbraccio e cominciò a parlarmi. Riuscii a liberarmi di quella presenza solo dopo aver sentito suonare il campanello della porta. Era Gilberto. Gli buttai le braccia al collo e con voce strozzata dalla paura proferii a malapena «Lì! Lì! Nel letto! C’è qualcuno!»
«Angelica calmati! Cosa succede?» Mi guardava attonito, ma andò a vedere… «Qui non c’è nessuno! Sicura che tu non abbia sognato?»
Capii che non mi avrebbe creduto, lasciai correre senza insistere. «Scusami, faccio sempre brutti sogni.»
«Ti credo, del resto con quello che hai passato era prevedibile un po’ di stress.» Mi venne vicino e mi toccò i capelli. Lo scansai infastidita. Mi prese di scatto, facendomi male al braccio.
«Lo so che ti piaccio! Lasciati andare!»
«Smettila bastardo!» mordendogli la guancia. Lanciò un grido di dolore tirandomi uno schiaffo in pieno viso.
«Angelica perdonami! Non so cosa mi abbia preso», disse toccandosi la guancia dolorante e rammaricandosi di ciò che aveva fatto.
«Fammi vedere!» gli dissi come fosse successo tutto a qualcun’altra. Per fortuna era solo un piccolo taglio. «Perdonami tu!» gli risposi. Mi abbracciò stringendomi forte.
«È stata colpa mia, dolcezza!»
Restammo in silenzio coccolandoci. Non esistevano più tensioni tra noi, sentivamo solo una morbosa attrazione, desiderosi di trovare il piacere nei nostri corpi. Tutte le ombre oscure si persero tra quelle lenzuola: affioravano solo le espressioni del mio amante. I suoi occhi verdi e le sue labbra carnose mi cercavano avidamente come un fuoco divoratore. Mi legò al letto. Conobbi il piacere di chi ama le arti della seduzione e della sensualità. C’era qualcosa di diabolico e di angelico in lui, oppure incarnava esattamente i miei pensieri più reconditi. La luce filtrava dalle tapparelle illuminando il suo corpo atletico che si muoveva come in una danza. Non so cosa fosse successo perché mi svegliai svestita senza di lui, ancora legata alle sbarre del letto.
Provai a liberarmi ma non riuscivo che a farmi male, la situazione cominciava a spaventarmi. Ero confusa, angosciata, stavo per perdere il controllo. Sentii aprire la porta d’ingresso. «Gilberto sei tu?» La porta della mia camera era aperta per metà e nella posizione in cui mi trovavo, non riuscivo a scorgere nessuno. Il panico mi fece perdere il controllo, cominciai a piangere e chiedere aiuto. Avvertivo un senso di nausea, come se fossi stata drogata. Sentii ancora bisbigliare dietro la porta. «Chi c’è?» urlai a gran voce. Nessuno rispondeva. Pensavo a Gilberto, a cosa gli potesse essere accaduto. Ero confusa poiché non ricordavo nulla. Tutto faceva presagire a qualcosa di contorto. Sembrava una situazione kafkiana in cui tutto è paradossalmente angosciante e senza logica. Dovevo solo più aspettare che la mia amica tornasse o che Gilberto sbucasse fuori. Mi ero nuovamente addormentata perché Rosanna era lì davanti a me che cercava di svegliarmi. Mi chiese preoccupata cosa fosse successo. Facevo fatica a riprendermi, ero in uno stato confusionale. Le raccontai tutto e insieme decidemmo di andare su da Gilberto per capire che fine avesse fatto. Stavano portando via i mobili, ma egli non c’era. Cominciai a indagare. Seppi solo una settimana più tardi che Gilberto era finito in carcere, coinvolto in un omicidio. Appresi sconcertata che faceva parte di un gruppo esoterico satanista. Pensai a tutto ciò che mi era successo da quando avevo trovato quella casa. La sua influenza non poteva che essere negativa. Un ultimo episodio raccapricciante ci fece decidere di andare via. Una donna all’ultimo piano dello stabile si buttò dal balcone. Sul giornale era scritto che da qualche tempo si sentiva perseguitata da demoni e spettri. Qualcuno quel giorno la vide ridere prima di buttarsi. Ormai mi convincevo sempre di più che il palazzo era posseduto da forze oscure e spaventose. Tra le pareti di quel vecchio condominio si praticavano senz’altro sedute spiritiche: questo è ciò che rivelavano i discorsi di alcuni condomini. Non so se facesse parte di un disegno, per me era un viaggio nell’ignoto. Nulla potevo spiegarmi razionalmente ma ciò che pensavo è che si trattasse di un segreto esoterico con, forse, un anagramma da scoprire. Considerando gli accadimenti io e la mia amica fummo contente di abbandonare quell’appartamento. Portammo con noi solo i nostri vestiti lasciando lì molti oggetti. Di Gilberto non seppi più nulla ma, lo penso ancora con malinconico desiderio. Dicono che le case abbiano memoria e assorbano le energie negative di quelli che vi abitano. Dopo quella inquietante esperienza optammo per una casa di recente costruzione.

© Adriana Mirando (immagine presa dal web)

Autore: Adriana Mirando Artista

Sono nata a Pescara ma vivo a Torino. Sin dalla mia prima giovinezza ho dimostrato spiccate doti artistiche nel disegno, specie nel ritratto figurativo. Essendo creativa e amando il campo della moda, frequentai un corso professionale di “figurinista”. Come artista il mio è stato un percorso da autodidatta, sperimentando varie tecniche (olio, acrilico, composizioni polimateriche), cercando nel tempo un mio stile, riconoscendomi poi nell’arte surrealista. Ho partecipato a numerose collettive e a settembre 2016 ho esposto due miei quadri alla “174° Esposizione Arti Figurative” della società promotrice delle Belle Arti a Torino, con relativa pubblicazione di una mia opera sul catalogo. Per il bisogno di raggiungere la completezza dell’espressione artistica, ho unito al mio già nutrito bagaglio poesie e racconti.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...