UN ANGELO CON VENERE IN ARIETE

Le casualità giocano un ruolo determinante nella vita di ciascuno di noi, alcune circostanze possono capovolgere letteralmente il nostro consueto vivere, coincidenze alle quali non sappiamo dare una spiegazione logica e razionale, sincronismi in cui gli eventi particolarmente straordinari non sfuggono, come avessero un piano ben preciso.
Avevo conosciuto Gianni, un curioso ed eccentrico personaggio. Non era bello ma, direi, piuttosto fascinoso. La sua personalità stravagante e insolita lo rendeva brillante; si adattava perfettamente al suo impiego nel campo del marketing.
Io, da tempo, ero desiderosa di cambiare lavoro, così accettai di seguirlo nella sua professione. Mi vedeva adatta per la propria attività: la comunicazione era un requisito fondamentale e, poiché parlare ed essere persuasivi era ciò che mi riusciva naturale, mi convinse a provare. All’inizio lo accompagnai nelle sue visite alla clientela: una sorta di tirocinio.
Un giorno anziché riportarmi a casa, dopo il nostro solito giro di lavoro, mi chiese di accompagnarlo dal dentista.
Gli avevo riferito spesso di voler ricorrere all’odontoiatria estetica e di quanto desiderassi rivolgermi a uno specialista, bravo ma non esoso.
Tuttavia, quel giorno, non mi sentivo disposta per sottopormi a visita e, visto che era un fuori programma, non intendevo sentire ragioni, per cui mi lamentai parecchio.
«Dai Angelica! Ho parlato di te a Maurizio. Vuole vederti e farti un preventivo.»
«Uffa! Non ho voglia! Sono troppo stanca, digli che non sto bene, ti aspetterò qui. Prendi l’appuntamento per un altro giorno.»
«Allora, aspettami qua.»
Dopo dieci minuti era di ritorno. «Vuole assolutamente vederti, ora ha tempo!»
«Accidenti, mi sento in disordine!» gli risposi seccata. «Abbiamo girato tutto il giorno, sono sudata e stanca!»
La mia insicurezza cominciò a irritarlo. «Senti, se non vieni, perderai un’ottima occasione per rifarti la bocca come desideri; io non ti aiuto più se continui a fare la bambina capricciosa!»
A malincuore accettai. Entrò prima Gianni, io rimasi nella sala d’aspetto che, per fortuna, in quel momento era vuota. Approfittai per guardarmi allo specchio del portacipria per darmi una rinfrescata al trucco.
Sentii qualcuno aprire la porta: apparve un bell’uomo, alto, con la barba, dall’aspetto elegante, con valigetta in mano. “Un agente di commercio, un rappresentante di articoli odontoiatrici” pensai. Mi salutò con un radioso sorriso, così luminoso che splendeva come il sole al solstizio d’estate. I suoi occhi marroni brillavano, parevano simili nell’aspetto a due pietre di diaspro; era bello e disarmante da togliere il fiato.
Quell’incontro in un freddo giorno autunnale aveva preso le sembianze di un caldo e piacevole giorno d’estate. Sì, quel giorno il sole si era fermato davanti a me. Quella stupenda visione mi distrasse per un attimo, e rimasi ferma con la mano nell’intento di incipriarmi il naso.
Egli rimase in piedi a guardarmi, continuando a sorridere. Osservando il mio ritocco mi disse: «Sei bellissima!».
«È solo barbatrucco» risposi, abbozzando un sorriso.
Aveva capito il mio imbarazzo, ma la sua espressione felice mi dava un senso di benessere, che mi invadeva l’anima. Sembrava che mi conoscesse nell’intimo, così distesi i miei tratti impacciati.
«Davvero, sei bellissima!»
«Grazie e stra-grazie!»
Quando un uomo ti parla in quel modo non puoi far altro che crederci e rimanerne lusingata. Mentre fantasticavo su di lui, uscì Gianni e ruppe quell’incanto proprio nel momento in cui desideravo sapere di più del misterioso uomo: era il mio turno. Maurizio mi venne incontro salutandomi e invitandomi a entrare per la visita.
Quel giorno fu una sorpresa per me vedere che anche Maurizio si complimentava per la mia bellezza; e io che avevo così temporeggiato a uscire dalla macchina e che mi sentivo quasi da buttar via! É indubbio che noi siamo i peggiori giudici di noi stessi quando ci sentiamo stanchi, in disordine e con le nostre insicurezze, come se tutto il mondo potesse notare il nostro disagio! Ma questa, più che insicurezza, è presunzione!
Parlai con Maurizio a lungo dei miei denti e di cosa desiderassi fare per rendere bellissimo il mio sorriso, ma non fu d’accordo: per lui andavo bene così. Mi consigliò solo di fare una detartrasi. Non nascosi la mia delusione e cercai ancora di persuaderlo a farmi un ritocco, come usano fare certe attrici che per avere un sorriso a 360° si fanno allungare tutti denti. Non mi accorsi del trascorrere del tempo per cui, quando mi disse che stavamo parlando da più di un’ora, mi ricordai di Gianni che aspettava fuori e dell’uomo che era venuto dopo di noi. Uscii dallo studio e davanti alla porta c’era il mio amico e l’incantevole uomo che mi fissava come se mi aspettasse per chiedermi qualcosa. Mentre prendevo accordi con Maurizio per un incontro successivo, dettai il mio numero di telefono ad alta voce. Dopo aver salutato il dentista, mi volsi verso l’uomo misterioso e gli andai incontro porgendogli la mano. Sentii il suo sguardo penetrante e per qualche secondo mi persi nei suoi occhi! Avrei voluto dirgli qualcosa ma la situazione non me lo permetteva.
Chissà se lo rivedrò mai più? Mi allontanai dallo studio felice ma con una punta di malinconia. Appena in strada Gianni non risparmiò la battuta: «Hai visto che hai fatto colpo? Tu che non volevi nemmeno scendere dalla macchina! Ah ah ah ma quanti complessi ti fai!».
«Gianni, ero solo stanca!»
A volte si dimostrava davvero invadente… ma, in fondo, lo dovevo ringraziare; senza di lui e le sue insistenze non avrei mai potuto conoscere il vero amore. Quello che accadde dopo mi fece capire che certi incontri non sono affatto casuali. Tornai a casa da Luca, il mio compagno, con cui vivevo ormai da anni.
Tra noi si era spenta, purtroppo, ogni passione dopo la morte di nostra figlia che ci aveva lasciato un vuoto. Eravamo divenuti due estranei che vivevano sotto lo stesso tetto. Il continuo rinfacciarsi a vicenda i propri errori, dopo il triste evento, ci lasciò quel rancore e quell’amarezza che alla fine si tramutano nell’indifferenza totale. Mi mancava il coraggio di lasciarlo. Spesso usciva con gli amici e a volte capitava che non rincasasse nemmeno. La sua indifferenza aveva finito con lo stancarmi, tanto che arrivai al punto di pregare che si trovasse un’altra donna e se ne andasse con lei. Il rimorso per le cose brutte che pensavo su di lui mi lasciavano un senso di profondo amaro e la frustrazione di una donna infelice: ma, in fondo, di cosa mi lamentavo? Luca aveva sofferto insieme a me, con il medesimo dramma confitto nel cuore! Occorreva rimuovere il negativo, la tragedia, il dolore e poi, forse, un giorno saremmo tornati di nuovo uniti come eravamo un tempo. Assorta nei miei pensieri, non avevo fatto caso che era rincasato.
Risposi al cellulare che continuava a squillare. «Ci siamo conosciuti oggi dal dentista; mi perdoni se la chiamo a quest’ora e se sono stato indiscreto a rubarle il numero di cellulare, desideravo tanto rivederla. La trovo incantevole! Non voglio sembrarle un maniaco. Non ho fatto in tempo a presentarmi. Mi chiamo Paolo, sono un amico di Maurizio, mi piacerebbe conoscerla se fosse possibile!»
Per un attimo o forse due, rimasi basita, in silenzio. Non potevo crederci! Stavo pensando intensamente a quell’uomo e ora risentivo la sua voce. Cosa gli dico? Non riuscivo a parlare, ero stupita e sorpresa.
Aggiunse: «Non voglio disturbarla, se vuole richiamo in un altro momento».
«No, mi fa piacere sentirla, non avevo capito fosse lei.»
«Possiamo darci del tu?»
«Certo! Si… scusa» risposi imbarazzata.
Nonostante fossi a disagio, volli inoltrarmi nella conversazione lasciandomi guidare dall’istinto e dal desiderio di conoscerlo.
Scorsi Luca che mi guardava impalato sulla soglia del bagno, con aria interrogativa: forse aveva ascoltato tutto il dialogo con il mio interlocutore.
«Scusami, Paolo, forse è meglio risentirci in un altro momento.»
Interruppi bruscamente la conversazione, come se ci fosse nell’aria una certa tensione dovuta alla sua chiamata.
«Ho preparato la cena: volevo farti una sorpresa» disse Luca, con un timbro di voce irritato.
«Grazie! Scusami; non avevo notato fossi già tornato!»
«Me ne sono accorto» dopodiché andò ad apparecchiare infastidito.
Qualche minuto dopo sentii rompere dei piatti nel lavabo: il suo disappunto era evidente e voleva farmelo notare cercando un qualsiasi pretesto per bisticciare. Ero perplessa! Non l’avevo mai visto così nervoso e, sinceramente, quel suo modo di passare dall’ indifferenza e dall’assenza di comunicazione tra di noi, degli ultimi tempi, alle attenzioni romantiche e al turbamento illogico di uomo geloso, mi lasciava alquanto incredula e meravigliata. Feci finta di niente, non avevo affatto voglia di discutere per cui lasciai cadere ogni giustificazione. Rimasi insensibile di fronte a tutta la sua smania di fare colpo su di me e lo ignorai; in fondo, non mi sembrava di aver fatto nulla di male. Passò tutta la serata tenendomi il broncio. Ci dormimmo sopra. Il mattino seguente me lo trovai addosso, nel tentativo di un approccio amoroso. Che senso di repulsione si genera in una donna nel sentirsi toccare da un uomo che non ama più! Poi, come dico sempre, l’antipatia non richiede sforzo e allontana ogni speranza di riconciliazione, tanto più dopo quello che era successo la sera precedente: non sarei riuscita a sopportare quel contatto fisico.
Non era un bel modo ma glielo dissi senza mezze misure: «Lasciami in pace e pensa invece a come puoi chiedermi scusa, dopo il tuo fare odioso di ieri sera!»
Mi diede una spinta così forte che caddi dal letto. Non mi aspettavo una reazione così violenta e scoppiai a piangere, sia per l’azione in sé, sia perché mi ero fatta veramente male cadendo.
«Piagnucola da un’altra parte e lasciami riposare!» mi apostrofò sarcasticamente, come se tutto fosse stato uno scherzo.
Non era Luca! Non mi aveva mai picchiata o trattata con violenza; quel gesto sprezzante e aggressivo non gli apparteneva. Di solito le nostre litigate erano solo parole gridate, a volte cattive con l’intento di offendere, ma non così, no, mai! Forse quel rancore covato da chissà quanto tempo lo aveva reso cinico e crudele, oppure era un uomo che non conoscevo abbastanza. Ci pensai tutto il giorno, ma la sensazione fu che volevo assolutamente liberarmi di quella convivenza, ormai diventata oppressiva.
Continuavo a pensare a Paolo, avevo memorizzato il suo numero, desideravo chiamarlo ma poi me ne mancava il coraggio ed esitando, rimandavo sempre a un momento più propizio.
Dovevo incontrarmi con un’amica dopo il lavoro, così decisi di non tornare a casa per la cena. Stella, così si chiamava, aveva una bellissima casa con un grande giardino, ai piedi della collina torinese. Si potevano ammirare fiori bellissimi e piante da frutto. In autunno, quei colori dai toni fiammeggianti trasmettevano serenità. Lontano da qualsiasi rumore della città ci stavamo godendo quel momento di paradiso, sedute sull’altalena a parlare. Le raccontai di Paolo e della crisi che stavamo attraversando Luca e io. Non le avevo mai confidato i miei problemi in modo così aperto, ma ne sentivo il bisogno. Con la sua inconfondibile espressione affettuosa e materna mi faceva sentire al sicuro.
«Be’! A questo punto consiglierei di farci un aperitivo, che ne dici?» disse sorridendomi felice e rientrò per preparare.
Io rimasi a godermi quel venticello profumato d’autunno; non faceva nemmeno freddo, il sole durante il giorno aveva riscaldato l’aria e se ne poteva godere ancora il tepore. Ero rilassata e stavo bene con me stessa. In quel momento di serenità, quasi felice, squillò il cellulare.
Era Paolo! Cominciò a battermi forte il cuore dall’emozione; mi tremavano le mani e, saltando giù dall’altalena, avviandomi verso la villetta risposi: «Ciao Paolo!».
«Ciao bellissima! Hai memorizzato il mio numero. Mi fa piacere!» La sua voce ebbe un effetto rilassante; mi disse che era in partenza per il Giappone. Desideroso di farmi un saluto, voleva rivedermi al suo rientro. Accettai e chiudemmo la conversazione.
Stella mi sorrideva contenta, aveva intuito dalla mia espressione gioiosa che si trattava di Paolo e, facendomi accomodare di nuovo sull’altalena, mi chiese di raccontarle tutto ciò che ci eravamo appena detti. Stella stava diventando la custode dei miei segreti. Le sue dimostrazioni di affetto resero la serata così piacevole che alla fine rimasi anche a dormire. Era contenta di vedermi interessata a un altro uomo, del resto Luca non le era mai piaciuto. Mi disse, inoltre, che se avessi voluto lasciarlo e non avessi avuto altra possibilità, avrei potuto trasferirmi da lei.
Passarono molte settimane prima di risentirlo, tanto che non ci speravo più. Nutrivo un desiderio intenso di rivederlo ma l’ansia dovuta al suo silenzio mi divorava, l’impazienza mi stava torturando e non mi dava tregua, era un’angoscia che faceva male al cuore. Mi stavo chiedendo se fosse il caso di chiamarlo. Avevo capito quanto mi fossi addentrata emotivamente in quel sogno tormentato che si chiama passione, poiché si poteva placare soltanto risentendo la sua voce. Avrei voluto incontrarlo casualmente, guardarlo negli occhi e dirgli quanto fossi attratta da lui. Immaginavo quel desiderio fino a esprimere il mio tormento sorprendendomi a piangere. L’attesa mi portò a pensare che non sarebbe stata una storia facile e nemmeno prevedibile.
Mi stavo preparando alla svelta per recarmi al lavoro, quando sentii il segnale di un messaggio sul cellulare, che lessi subito. “Posso chiamarti?” Paolo mi aveva scritto. Stentavo a crederci. Gettai un grido di gioia e lo chiamai immediatamente! Avevo le guance in fiamme per l’emozione, sentivo il viso caldissimo, ma come al solito la sua voce ebbe un effetto calmante!
«Ti chiedo scusa per il lungo silenzio, sono rimasto per lavoro in Giappone più del previsto. Vorrei rivederti, è possibile?»
Mentre parlava ero completamente assorta, come fossi in trance, ascoltavo il suono delle sue parole senza riuscire a rispondergli.
«Angelica, ci sei?» A quelle parole, rinvenni all’istante. «Si, Paolo, voglio rivederti» risposi.
Ci tenemmo in contatto fino al giorno del nostro incontro. Arrivai all’appuntamento molto nervosa. Lui era lì ad aspettarmi, ma più mi avvicinavo e più non mi sembrava l’uomo che avevo conosciuto: non era bello come lo ricordavo. Tutt’a un tratto stavo per cambiare idea e fare inversione con la macchina per andarmene, quando mi venne incontro sorridendo. Che cosa è cambiato rispetto ad allora! Forse era solo una sensazione dovuta alla tensione accumulata nell’attesa e all’emozione che mi stava invadendo nel rivederlo.
«Sei molto più bella di quanto ricordassi!» disse guardandomi scendere dall’auto. Io, invece, ero imbarazzata e non riuscivo a nasconderlo: dopo averlo visto mi sembrava diverso, questo mi faceva sentire a disagio. Accettai in ogni caso di andare a bere qualcosa insieme.
Parlai pochissimo per tutta la sera, ero intenta più ad ascoltarlo per capire chi fosse. Con stupore mi accorsi di sentirmi coinvolta: la sua voce persuasiva, calda e rassicurante, mi metteva a mio agio. Mi rivelò di essere un uomo d’affari; mi parlò del suo lavoro che lo portava in giro per il mondo e dei suoi progetti. Stavo così bene, che mi sembrava di conoscerlo da sempre. La strana impressione che avevo provato in un primo momento svanì, tanto che avevo perso la percezione del tempo.
«Si è fatto tardi, devo andare»
«Ci possiamo rivedere? Ci terrei moltissimo!» disse prendendo le mie mani e stringendole forte.
«C’è un problema di cui non ti ho parlato, Paolo, e che devi sapere: ho un compagno!»
Abbassando lo sguardo e con voce sommessa mi disse che era sposato. Devo dire che me l’aspettavo. Questo comprometteva tutto. Stavo per congedarlo, quando mi prese d’improvviso, baciandomi con tutta la passione generata dall’incontenibile desiderio, represso per tanto tempo, che provava per me.
«Non voglio lasciarti andar via, ti ho pensata tantissimo! Credi all’innamoramento a prima vista?»
Completamente stordita dal suo bacio seppi solo dirgli: «Sì!». Quell’indicibile emozione mi sconvolse i sensi: si riaccese la forte attrazione per lui, come fossi sotto un incantesimo. Ero felice perché sentivo tutto il calore del suo abbraccio e, senza curarci di chi potesse vederci insieme, mi godevo quell’istante di estasi.
A un tratto mi accorsi del locale affollato.
«Non temi che qualcuno ci possa notare? Andiamo a rifugiarci in macchina» gli dissi.
«Certo, hai ragione! Oltretutto ho un regalo che ti ho portato dal Giappone.»
Restammo ancora a parlare a lungo e alla fine decidemmo di andare a trovarci un albergo. Non ebbi voglia di chiamare Luca per dirgli che non sarei rincasata, in fondo, anche lui aveva fatto lo stesso con me. Questo mi faceva sentire libera e, senza alcun rimorso: dimenticai che esistesse. In quel momento seguivo solo l’impulso del mio cuore, senza pensare alle conseguenze.
Desideravo sessualmente quell’uomo nella sua interezza, decisa a provare ciò che avevo da tempo dimenticato. Avvertii un piacere immenso nel sapere che mi desiderava così ardentemente. Quell’attrazione carnale ci travolse per tutto il tragitto in macchina. Infiammato di passione guidava come un folle, cercando avidamente le mie labbra ma, allo stesso tempo, con un occhio attento alla strada. Tutto questo mi eccitava moltissimo e con mente ubriaca feci tutto quello che mi richiedeva e ordinava, sì, poiché era lui a condurre quel gioco erotico. Bramando il contatto con quel corpo caldo, con il cuore impazzito ne scrutavo ogni parte con occhi invadenti e mani impazienti. Lo sentivo vibrare sulla mia pelle: invasa dalla sua stessa fiamma; lo desideravo, come la terra desidera il cielo.
Con voce sensuale mi sussurrava: «Sei bellissima. Sei la perfezione cosmica, vorrei naufragare nel profumo della tua pelle e del tuo respiro. Ora, subito, non resisto!».
Impazzivo al tocco delle sue dita ed era davvero sublime smarrirsi nel suo sguardo, per poi perdersi in quelle sue labbra carnose come in un labirinto, appositamente per non trovarne l’uscita e goderne del piacere provato. Eravamo sovraeccitati, una bellissima sensazione che avvolgeva la nostra mente in un torpore da droga emozionale.
Scoprivamo una sintonia perfetta: era davvero diverso da tutti gli uomini con cui ero stata. Mi ero imbattuta in un perfetto seduttore! Eravamo arrivati in una bellissima zona residenziale, con tanto di ville sfarzose, giardini e cancelli imponenti. Sembrava conoscesse bene il luogo dove mi stava portando. Aprì a distanza un cancello e ci addentrammo in un parco. Ci avvicinammo a un edificio, che non era un albergo: ciò che si presentava davanti era una lussuosissima villa. Per un attimo guardai il suo viso compiaciuto.
Sorridendomi disse: «Volevo farti una sorpresa, questa è una delle mie case!».
Rimasi sbalordita, in silenzio. Ero felice, ma ora tutto sembrava più misterioso. Era una pazzia passare la notte con un perfetto sconosciuto. In effetti non sapevo nulla di lui. Sentivo di poter sfidare il pericolo, pronta ad andare incontro a una incerta avventura, consapevole solo della forte passione che ci stava travolgendo. Mi prese per mano, silenziosamente con passi controllati quasi a non far rumore, percorremmo un tratto al buio. Spogliata di ogni certezza, sopraggiunse nel mio animo un timore insolito, che mi fece avvertire l’insidia di quella situazione, interrogandomi su cosa sarebbe accaduto di lì a poco. Con animo inquieto entrai con Paolo in casa.
La luce illuminò un salone enorme; tutto l’arredamento del soggiorno sembrava non fosse stato mai usato. C’era odore di nuovo, di mobili appena acquistati, tutto in un ordine impeccabile quasi maniacale che metteva ancora più ansia. Nulla sembrava naturale, nemmeno lui che a un tratto persi di vista. Non mi ero accorta si fosse allontanato. Svanito nel nulla! Guardai l’orologio: era mezzanotte e la casa era stranamente silenziosa. Avevo tanto agognato quel momento e ora avrei tagliato volentieri la corda: volevo fuggire via. Difficile mantenere il controllo in questi casi, cercavo di non perdere la calma; le mie mani tremanti tradivano il mio stato d’animo. Silenzio e tensione, silenzio che mi afferrava alla gola.
«Paolo, ci sei?» cominciai a chiamarlo avanzando verso altre stanze. Aprivo le porte e timidamente entravo, nella speranza di trovarlo.
Sentii aprire delicatamente in fondo al corridoio, due occhi lucenti mi sorrisero, era lui: «Vieni, tesoro non aver paura, ho solo preparato la camera per noi».
La stanza disegnava strane ombre alla luce di candele perfettamente disposte; i complementi d’arredo color oro riflettevano brillanti come oggetti incantevoli. Un letto rotondo con lenzuola di seta nera catturò la mia attenzione. Nell’angolo scorsi una sedia di velluto rosso con sopra dell’intimo femminile; davanti al letto, un grande specchio. L’atmosfera era estremamente sensuale: aveva prestato attenzione a tutto per rendere il gioco erotico ed eccitante.
«Ti sei spaventata?» mi disse, stringendomi forte. «Ti ho preso della lingerie, vorrei che la indossassi, io torno subito.»
Per tutto il tempo della sua assenza, in quella atmosfera da sogno, rimasi come sospesa, guardandomi attorno incuriosita e stupita. Era tutto così affascinante, ma in quel contesto mi sentivo intimidita e fuori luogo.
Alle mie spalle mi accorsi della sua presenza.
«Ti piace il mio regalo, non vuoi indossarlo?» disse sorridendomi.
«Spero di essere qualcosa di più!» gli risposi, eludendo la domanda.
«Qualcosa di più?»
«Sì, di un’amante occasionale.»
«Non temere, non sono così con tutte le donne. Era solo un regalo per l’occasione. Tesoro, ti adoro!» e, chinandosi su di me, con prepotenza mi baciò.
Quella trepidazione eccitò i miei sensi. Lasciando allentare ogni tensione, mi abbandonai appassionatamente al desiderio. Tra le sue braccia lasciai dubbi e paure, come cancelli che si chiudevano alle mie spalle, mi sentivo al sicuro; nel silenzio di una penombra bruciavano i nostri corpi voluttuosi, tra fili di seta nera e gemiti di piacere. In quella dimensione era come sprofondare nell’abisso delle nostre anime, dove l’eros si mescolava alla gioia della nostra intimità di possederci. In un certo senso mi pareva di morire tanto era il godimento estremo.
Mi ritrovai la mattina con Paolo che mi stringeva la mano e, già sveglio, mi chiedeva se potevo restare a fare colazione con lui. Guardai l’ora e mi ricordai all’istante di Luca. L’angoscia mi assalì pensando che forse mi stava cercando. Paolo capì al volo.
«Devi tornare a casa, vero?»
«Sì, tesoro! Ho paura che il mio compagno si stia preoccupando.»
Accesi il cellulare e apparvero un gran numero di notifiche di Luca. Mi mancò il coraggio di chiamarlo così spensi di nuovo il cellulare. Paolo mi accompagnò alla macchina, ci stringemmo in un ennesimo abbraccio.
«Voglio stare con te amore mio, ho bisogno di rivederti.»
«Non parliamone adesso» gli dissi turbata «Devo scappare, ci risentiamo.»
A casa non trovai nessuno. Riaccesi nuovamente il cellulare e una chiamata di Paolo sopraggiunse in quel momento: «Tutto bene, tesoro?».
«Sono a casa, ma Luca non c’è; non preoccuparti ti richiamerò io.»
Avevo l’impressione che le cose si stessero complicando. Chiamai Luca, sentendomi addosso un’ansia da farmi tremare la voce.
«Mi hai cercata?» gli domandai, facendo apparire che fosse tutto normale.
«Ma dove eri finita? Sono stato in pensiero per tutta la notte!» rispose con voce severa.
«Ero da Stella, scusami, non ho pensato di avvisarti.»
«Non è vero, sei una bugiarda, l’ho chiamata ma tu non c’eri! Hai anche spento il cellulare! Ti sei fatta un amante?»
«Non ho più voglia di discutere» replicai e gli chiusi il telefono in faccia.
Telefonai subito a Stella; appresi che Luca l’aveva chiamata più volte anche durante la notte. Le raccontai tutto e scoppiai in un pianto liberatorio, confidandole il timore che Luca potesse mettermi le mani addosso, visto l’ultimo precedente.
«Perché non mi hai detto che dovevi incontrarti con Paolo? Ti avrei coperta! Stai tranquilla, se vuoi puoi trasferirti da me, anche da subito!» disse Stella, con voce persuasiva.
Presi un borsone e cominciai a riempirlo di effetti personali, volevo andarmene da casa il più presto possibile, ma non feci in tempo perché Luca era rincasato.
«Cosa stai facendo? Vuoi andartene con lui?»
«No, ma che dici? Sto per trasferirmi per qualche giorno da Stella; ho bisogno di riflettere. Noi non andiamo più d’accordo da molto tempo. Sono anni che trasciniamo il nostro rapporto; siamo una coppia che cerca di sopravvivere ormai! Tranquillo, tanto non ti chiederò nulla. Ho il mio lavoro con Gianni e posso farcela anche da sola!»
«Hai già calcolato tutto. Te ne vai perché hai un altro e non hai il fegato di dirmelo in faccia!» replicò, cominciando a infervorarsi.
A nulla valeva spiegargli e convincerlo che in fondo tra noi era tutto già finito da un pezzo. Decisi che non valeva più la pena parlargli e continuai a cercare le cose da mettere nel borsone.
«Non te ne andare, Angelica! Frena la tua impazienza e cerchiamo di ragionare» continuò, chiudendo la porta per non lasciarmi uscire.
«Lasciami andare; non hai alcun diritto su di me, non ti amo più da un pezzo. Questi anni con te sono stati un inferno» incalzai alzando la voce.
«Non ti ho mai fatto mancare nulla e nemmeno ti ho impedito di essere libera e ora non mi puoi dire una cosa del genere! Mi hai preso in giro tutto il tempo. Perché non mi hai mai detto che stavi così male con me? Lo so che dopo la morte di Lisa avrei dovuto starti più vicino, ma anch’io avevo bisogno di superare quel brutto momento!»
Mi prese per un braccio interrompendo quello che stavo facendo e, alterandosi ancora di più, mi disse: «Pensi di aver sofferto solo tu? Non stare in silenzio, rispondimi!».
«Fammi andare e poi ne riparleremo» replicai cercando di aprire la porta. Tolsi la sua mano dal mio braccio, ma mi sentii afferrare per i capelli.
«Non ho bisogno di avere la tua approvazione, da qui non esci, punto!» Mi sentii raggelare. Senza dimostrargli timore, risposi con voce decisa: «Cosa vuoi fare, vuoi picchiarmi?».
A quel punto mollò la presa, limitandosi a chinare la testa, mi lasciò uscire. Consumata dall’angoscia, i miei occhi si riempirono di lacrime. Sentivo che non sarebbe finita così. Apparentemente era tutto contro di me, come se fossi passata dalla ragione al torto. Stella, invece, era felice che mi fossi lasciata con lui e mi fossi trasferita da lei. Mi buttò le braccia al collo e mi stampò un bacio sul viso.
«Brava, finalmente! Che diamine! Era ora che lo lasciassi, quel bruto; non sentirti in colpa! Non piangere più! Hai bisogno solo di riposare: domani vedrai tutto con altri occhi.»
Per lei si sarebbe tutto risolto positivamente. In quella atmosfera ovattata e rassicurante tornai a essere ottimista. Nel tepore del letto mi vennero in mente tutti i momenti felici trascorsi con Paolo, pensando cosa avrei potuto dirgli ora che finalmente ero libera. Pensai che avremmo potuto vivere insieme, poiché avevo, nell’euforia del momento, dimenticato che lui fosse sposato. La presenza di Luca non mi appariva più come un ostacolo. In quel silenzio innaturale mi addormentai in un sonno dolcissimo e profondo.
La tragicità non è mai contemplata nella propria vita: escludiamo sempre ciò che accade agli altri possa accadere a noi. In amore, viviamo una realtà, quando è felice, che riteniamo eterna e immutabile e non osiamo pensare che tutto possa essere distrutto. D’altra parte l’amore è un sentimento coraggioso, che domina al di là del bene e del male: su ciò riflettevo, anche con un po’ di ottimismo. Gli eventi, però, da lì a poco si sarebbero profilati di una drammaticità sconvolgente, per le amare verità che avrebbero rivelato. Entrare in sintonia con il cuore di un altro, l’illusione-certezza che si possa comprenderne lo stato d’animo è ciò che l’uomo vorrebbe si realizzasse, con il prossimo e, soprattutto, con la persona amata. Il desiderio di confidarmi con qualcuno, per avere un consiglio su che strada percorrere, riguardo alla mia storia, era enorme. Decisi di parlarne anche a Gianni. “Il silenzio è meglio di un alibi perfetto” diceva sempre mio padre. Aveva perfettamente ragione! Questo era un motivo più che valido per non sbilanciarsi e mettere in piazza la propria privacy, al fine di non trovarsi in una posizione di sfavore ed essere giudicati. Ma non diedi ascolto né misi in pratica il consiglio del mio caro genitore.
«Non hai la più pallida idea di cosa hai combinato, Angelica. Se Maurizio venisse a sapere della relazione che hai con Paolo, mi farai fare una brutta figura, senza contare che il mio amico conosce bene anche la moglie: mi hai creato una situazione di grave imbarazzo!»
«Pensavo di potermi fidare di te e della tua discrezione!» gli dissi, disorientata.
«Non comportarti da immatura, Angelica. Mi hai messo in mezzo a un gran pasticcio, capisci?! Chi altro è al corrente della tua situazione?»
«Lo sa solo una mia amica; mi sono infatti trasferita da lei.»
«Congratulazioni a entrambe, allora!» soggiunse in tono sarcastico e, alzando sprezzantemente le spalle.
Quelle parole, improvvisamente mi disarmarono, facendomi piombare in un silenzio assoluto. Ero tentata di rispondergli male, ma preferii tacere. Con la sua intromissione involontaria mi ero messa a rischio; l’intuito mi diceva che mi ero creata un nemico. Ero stata davvero molto imprudente! Avevo provocato uno squilibrio, considerando pure che con Gianni avevo un rapporto di lavoro, dal quale dipendeva tutta la mia autonomia. Paolo sarebbe dovuto essere un amante segreto, una relazione insospettata e, invece, già due persone ne erano a conoscenza. Il sole era tramontato e Paolo non si era ancora fatto sentire. Guardavo continuamente il cellulare. Fu Luca, invece, a chiamarmi pregandomi di tornare, passando da un tono dolce a uno soffocato di gemiti, segno di chiara sofferenza. Io assistevo indifferente, poiché non credevo a una sola parola di quello che diceva, pensando fosse solo un modo di commiserarsi facendomi sentire inadeguata e in colpa. Riattaccavo immancabilmente, senza mai farlo finire di parlare.
Presi, infine, il coraggio a due mani e chiamai Paolo. Era la prima volta che lo cercavo.
«Sono in riunione» mi rispose, «Ti richiamerò io.»
Mi sembrò un atteggiamento distaccato ma non volli trarre conclusioni affrettate e aspettai. Quando incontriamo l’amore, rischiamo di perdere noi stessi; ci sentiamo soddisfatti e felici solo se ricambiati e viviamo all’ombra dell’altro in una dipendenza affettiva che rischia di diventare un’ossessione. Per uscire da quella zona d’ombra, dobbiamo capire cosa fare per il nostro bene e come trovare un equilibrio, le risorse in noi stessi per essere felici. Ma è più facile consigliare gli altri che noi stessi, così viviamo trascinati dalle nostre emozioni più che dalla ragione. Mi chiamò il giorno dopo e mi chiese se tutto andasse bene.
«Per nulla!» gli risposi e gli chiesi di vederci.
«Tra qualche giorno dovrei ripartire per lavoro: se ti va domani sera ci vediamo.»
Il silenzio regnò un attimo per la lentezza della mia risposta ma alla fine seppi solo dirgli «Ok!» e la telefonata si concluse.
Un dubbio, però, si insinuava nella mia mente perché avvertivo che qualcosa non andava. Paolo mi sembrava diverso dal solito “Che fosse successo qualcosa!?”
Compresi solo quando finalmente potei parlare e chiarire tutto con lui: Gianni aveva rivelato della nostra relazione a Maurizio.
«La discrezione non è il tuo forte» mi disse con tono sgradevole. Rimasi mortificata.
«Tesoro, mi dispiace; pensavo di potermi fidare, avevo bisogno di parlare con un amico. Credevo, infatti, che tale fosse Gianni per me!»
Lo guardai negli occhi, c’era un’ombra di inquietudine.
Preoccupato mi disse: «È meglio che per un po’ non ci vediamo: dirai a tutti che tra noi è finita o, almeno, non parlare più di noi con nessuno!».
Quelle parole furono per me più amare del fiele; il mio cuore era in tumulto, ma compresi pure la sua situazione, in fondo ero stata io a creare i presupposti affinché le cose prendessero quella piega. Mi resi conto di quanto lo amassi, non volevo causargli rovina o distruggergli la vita: aveva una famiglia e dei figli. Trattenni le lacrime e lo lasciai andare. La tragedia s’insinuò in quella delicata circostanza, come se non bastasse il dolore che stavo già provando per il forzato distacco.
Tre giorni dopo il nostro incontro, seppi da Paolo che, dopo aver ricevuto delle minacce anonime, durante la notte qualcuno gli aveva incendiato la macchina. Il nostro sospetto andò immediatamente a Luca. Come inganno sottile arrivò come una minaccia e un ricatto, invisibile e imprevedibile, senza che si potesse individuare il nome dell’autore. A quel punto, Paolo non volle più saperne di me. Non mi ero mai sentita così fragile e vulnerabile, ero, sia pure in parte, responsabile di ciò che era accaduto; ora stavo pagando per la mia ingenuità. Gianni si era mostrato spregevole, non certo un amico: una delusione e una lezione imparata a mie spese, inoltre, persi anche il lavoro. Ciò che mi turbava di più ora, era Luca: non potevo credere avesse compiuto un gesto così spregevole e assurdamente vendicativo. Com’era venuto a conoscenza della mia relazione con Paolo e, se era stato capace di fare tutto questo, cos’altro mi dovevo aspettare? Era tutto così irreale! Stella mi diede ancora il suo aiuto, di questo potevo ritenermi fortunata.
«Potrai restare da me tutto il tempo necessario! Non voglio nulla, quando troverai un lavoro aggiusteremo tutto, ma fino ad allora non ti preoccupare.»
Di Luca ricordavo solo la sofferenza di quella convivenza e le interminabili discussioni; avevo bisogno di troncare ogni rapporto con lui poiché era diventato troppo pericoloso. Stavo pensando come sarei potuta tornare a prendere le mie ultime cose, quando mi arrivò una sua chiamata. Non risposi. Da quel momento ci riprovò molte altre volte, io continuai a non rispondergli.
Ero andata in ufficio da Gianni per chiedergli i soldi che mi doveva. Sobbalzai, poiché vidi Luca che mi attendeva vicino la macchina. Per un attimo rimasi bloccata, ferma a guardarlo, temendo una sua aggressione. Risposi al suo sguardo insistente per chiedergli cosa volesse; i suoi occhi non tradivano alcuna emozione, freddi e impersonali. Non era più lui, almeno quello che io conoscevo. Sembrava posseduto da un demone, in uno stato di trance. Sentivo il mio respiro, tanta era la paura; mi guardai attorno ma in quel momento non passava alcuno. Faceva freddo e cadeva una pioggia sottile. Cosa avrei potuto fare? L’unica soluzione era tornare in ufficio da Gianni per chiedergli aiuto; inspirai profondamente per farmi coraggio e gli girai le spalle. Non feci in tempo a voltarmi che mi venne addosso con tutta la furia del suo odio, investita da pugni e calci; mi trascinò verso la sua macchina. Ebbi l’istinto solo di coprirmi il viso e la testa, piegandomi su me stessa senza riuscire a reagire. Sopraggiunse Gianni per togliermelo di dosso, ma si prese anche lui una buona dose di pugni tanto che cadde a terra.
«Non finisce qui, ti ammazzerò schifosa!» e se ne andò, minacciandomi.
Chiesi a me stessa quale parte oscura di lui avevo sottovalutato: un uomo che per anni avevo avuto come compagno; quali erano stati i segnali che io non avevo colto? In apparenza, era sembrato uno scorrere di vita “normale”, con qualche litigio, l’insoddisfazione che vivono molte coppie oggigiorno, mille ipotesi scontate, ripetute centinaia di volte e invece mi accorsi che ero stata assoggettata da quella aggressività maschile sottintesa, da un cosciente dominio passivo.
Era una situazione che non potevo più gestire da sola. Gianni, nonostante il nostro attrito precedente, mi diede il suo completo appoggio contro di lui e mi assecondò nella mia decisione di denunciarlo. Scoprii nelle due settimane successive, grazie alla denuncia fatta alla Polizia, che Luca aveva dei problemi di droga ed era nel giro della malavita. Queste rivelazioni mi consentirono di capire chi fosse davvero. La denuncia fu una maniera per allontanarlo in modo permanente.
Passarono molti mesi, il forte sentimento che provavo per Paolo non andava affievolendosi, ma, al contrario, continuavo a pensarlo con crescente intensità, immaginando dove potesse essere in quel momento; speravo di poterlo risentire. Non volevo, tuttavia, prendere alcuna iniziativa per contattarlo, nonostante si fossero creati i presupposti per frequentarci tranquillamente. Pensavo che la sua fosse stata solo una scusa, considerando che avesse anche una famiglia. Con Stella decidemmo di andare in Toscana per le vacanze estive. Avevamo prenotato in un agriturismo per rilassarci, immersi nella natura. Sarebbe dovuta essere una vacanza tranquilla, un bisogno assoluto di pace per dimenticare il dolore di tutte le vicende vissute. Provando un senso di lacerazione, come il cuore in una morsa, avevo capito di aver perso la voglia e la capacità di fidarmi e, chiudendomi a riccio, non permisi di condividere questa vacanza con alcun uomo. Volevo regalarmi nuove energie e nuovi sogni, escludendo qualsiasi avvicinamento da parte di individui di sesso maschile.
Mi rilassavo, distesa a prendere il sole assieme a Stella, quando sopraggiunse un messaggio sul cellulare “Ciao sono Paolo; ho saputo da Gianni quello che hai passato. Mi dispiace enormemente! Ti ho pensata tanto, ma mi è mancato il coraggio di cercarti. Qualsiasi cosa tu abbia bisogno, sappi che ci sarò sempre per te.” Invece di rispondergli, spensi il cellulare.
Stella mi guardò sorpresa domandandomi: «Ti senti male?».
Anche se ero sopraffatta dall’emozione, non feci trapelare nulla e tranquillizzandola le dissi che avevo bisogno di serenità e di calma per riflettere. Stella si stupì ancora e confusa, mi disse di non riconoscermi più.
Sussurrando le risposi: «Sono proprio io, ho bisogno solo di liberarmi del passato. Non intendo più soffrire!».
Gli occhi mi si velarono di lacrime e, sospirando, mi distesi di nuovo al sole. Passai tutte le vacanze sforzando di mostrarmi serena, ma dentro, avevo una gran voglia di piangere. Dopo quella esperienza, avevo riflettuto profondamente, raggiungendo una consapevolezza e ritrovando me stessa. Strano a credersi, volevo liberarmi di tutto e rifarmi una vita. Paolo era stato semplicemente un mezzo: il destino l’aveva messo sulla mia strada per attirare l’attenzione sulla difficile situazione che avevo con Luca. Avevo messo a tacere il mio cuore riconoscendo che pur essendo amore, era impossibile viverlo. Poteva sembrare davvero il ritratto di un angelo, venuto a salvarmi in un momento particolare della mia vita.
Paolo non si fece più sentire dopo quel messaggio. Affannandomi invano a cercarlo nei miei ricordi, la mia intima speranza di ritrovarlo tormentava spesso il mio cuore.
Ancora oggi mi riscopro a pensarlo con tenerezza: scritto, suggellato nella mia anima come il mio vero e unico amore.
Dopo quella storia fui ispirata a scrivere questa poesia:
L’amore
trascina con sé
l’illusione di esistere
come un’anima mortale
tra gli immortali.
La vera bellezza
è in ciò che non si vede,
ma in te la vedevo in rilievo.
Non passa giorno
che il mio cuore non ti ritrovi,
in uno scenario ipotetico
ti tenevo stretto tra le mie braccia.

© Adriana Mirando (immagine presa dal web)

Autore: Adriana Mirando Artista

Sono nata a Pescara ma vivo a Torino. Sin dalla mia prima giovinezza ho dimostrato spiccate doti artistiche nel disegno, specie nel ritratto figurativo. Essendo creativa e amando il campo della moda, frequentai un corso professionale di “figurinista”. Come artista il mio è stato un percorso da autodidatta, sperimentando varie tecniche (olio, acrilico, composizioni polimateriche), cercando nel tempo un mio stile, riconoscendomi poi nell’arte surrealista. Ho partecipato a numerose collettive e a settembre 2016 ho esposto due miei quadri alla “174° Esposizione Arti Figurative” della società promotrice delle Belle Arti a Torino, con relativa pubblicazione di una mia opera sul catalogo. Per il bisogno di raggiungere la completezza dell’espressione artistica, ho unito al mio già nutrito bagaglio poesie e racconti.

2 pensieri riguardo “UN ANGELO CON VENERE IN ARIETE”

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